Via Cristoforo Colombo: declassarla o suggerire percorsi alternativi ?

XIII Municipio, 16 Dicembre 2008 – Stamattina i tempi di percorrenza sulla Via Cristoforo Colombo, alle ore 10:00, dall’altezza del km. 18 (tenuta di Castel Porziano) fino all’EUR (incrocio degli Oceani) sono stati di 2 ore. Meno di 8 km, con un tempo medio di percorrenza di circa 10 minuti. Inammissibile, soprattutto perché all’altezza del km. 18 era presente una pattuglia della Polizia Municipale, mentre nessuna indicazione del percorso alternativo (completamente libero e scorrevole), raffigurato in foto, è stata fornita. Dopo lo svincolo di Mezzocammino, presa la laterale della Colombo in direzione GRA, esiste infatti il sottopasso di via Ercole Drei, di recente costruzione e sbandierato in tutti i modi possibili sotto la giunta Veltroni. Tale sottopasso immette su strade larghe 10 metri che portano su Via Pechino (zona Torrino), continuazione di Via della Grande Muraglia. Strade non utilizzate, parallele alla Cristoforo Colombo, che immettono nel cuore dell’EUR. Perché non utilizzarle in condizioni di emergenza? Che ci fosse maltempo e che si bloccasse la Colombo era noto dai bollettini emanati dalla Protezione Civile da ben 2 giorni. Ma il traffico sulla Colombo non è stato gestito ed uscire dai quartieri del XIII Municipio per giungere a Roma è stata impresa ardua. Non basta fluidificare gli incroci se la sede stradale è interamente occupata. Migliaia di cittadini intrappolati, senza via di uscita, dallo svincolo di Mezzocammino in poi. Perché l’altra assurdità è  che da Mezzocammino fino all’EUR, la Cristoforo Colombo è una pista da bowling: non si esce né è possibile un’inversione di marcia. Questa strada andrebbe declassata da strada di Scorrimento a strada Interquartiere, per ottenere la terza corsia, da riservare al trasporto pubblico gommato (minibus ATAC per i quartieri Infernetto, Casalpalocco, AXA, Madonnetta, Malafede).  Infatti, ricordiamo, la sezione stradale della Cristoforo Colombo è identica nel tratto urbano a quella dall’EUR a Ostia, con la differenza di passare da tre a 2 corsie (più quella di emergenza). Purtroppo la Pubblica Amministrazione non interviene sulla mobilità e tantomeno sulla viabilità, ma promette impossibili sottopassi (quello di Via di Acilia, di Malafede, degli Oceani) quando basterebbe una migliore segnaletica, un impiego efficace della Polizia Municipale e un po’ di buona volontà. Dimenticavamo: anche la vernice per tratteggiare la terza corsia.

LabUr
Laboratorio di Urbanistica XIII

Il Presidente
dr.Ing. Andrea Schiavone

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Infernetto: una complessa situazione idrogeologica.

Infernetto, 12 Dicembre 2008 – Tutti gli influenti del Canale di Palocco che transitano per l’Infernetto, sono di competenza dell’ACEA mentre la manutenzione di questi canali spetta solo al CBTAR. Per questo motivo si è instaurata una cabina di regia tra il Comitato Civico Entroterra13, LabUr e il Consorzio di Bonifica per verificare lo stato attuale dei canali all’Infernetto, impiegati per la raccolta delle acque piovane non solo stradali ma anche risultanti dalla selvaggia urbanizzazione degli ultimi anni. Il primo canale ad essere interessato è stato l’Influente N, che parte da via Torcegno e sfocia appunto nel Canale di Palocco, traversando i comprensori di Castelporziano Sud e Riserva Verde, ma anche il nuovo comparto “Parco di Plinio” (noto per le vicende dell’acquedotto romano, messo in pericolo dalla costruzione di un edificio a 4 piani proprio sopra il suo antico tracciato). L’incontro avuto con il Presidente del CBTAR, la dott.ssa Federica Lopez, ha portato subito alla collaborazione con l’Ing. Ciro Riccardi, che ha fatto pulire il letto e le sponde dell’Influente N in questi giorni di forte pioggia. Purtroppo lo stato del canale non è in ottime condizioni, a causa di più fattori, ed è necessario intervenire in termini non solo di pulizia e ricalibratura, ma anche in termini di revisione dei ponticelli stradali di sezione idraulica insufficiente. Ma qui si scoprono le malefatte dei vari Dipartimenti del Comune di Roma, tra cui soprattutto il IX Dipartimento, preposto alle Politiche di Attuazione degli Strumenti Urbanistici, vale a dire a controllare che quanto riportato nelle concessioni edilizie sia poi veramente rispettato. Un primo caso è quello del comprensorio denominato Castelporziano Sud, che si estende sul lato sinistro di Via Salorno lasciandosi alle spalle via di Castel Porziano. Tale comprensorio ha avuto dal CBTAR il nulla osta all’edificazione (oggi del tutto completata) con il vincolo di sistemare l’Influente N lungo via Cles (tratto prospiciente la scuola) ed oltre, compreso il rifacimento del ponticello stradale di via Predoi. Quest’ultima opera però non è mai stata eseguita, mettendo a forte rischio (a causa della strozzatura del canale in quel punto) un’area densamente abitata. E’ vero che anche i residenti non hanno rispettato le norme civiche più elementari, come per esempio costruire i muri di cinta a 3 metri dalle sponde del canale. Ed è anche vero che l’inciviltà di qualcuno si è manifestata spesso nel buttare le ramaglie e gli sfalci da giardino dentro il canale o, addirittura, nel convogliare (con allacci abusivi) le acque piovane provenienti dalle proprie gronde sempre dentro il letto del canale. Ma è soprattutto la mancata realizzazione delle opere previste a compromettere la funzionalità del’Influente N. Il problema è lungo tutto il tracciato: case abusive che hanno tombato il canale sotto il proprio giardino, attraversamenti pedonali sul canale che ostruiscono il deflusso delle acque od opere di tombatura (autorizzate) sbagliate da un punto di vista della sezione adottata. Certamente non è tollerabile che l’istituzione non intervenga ed è per questo che partiranno le prime denunce. Intanto, verranno richieste opere di urbanizzazione aggiuntive al comparto “Parco di Plinio” affinchè sistemi il tratto di canale prima di via Predoi. Vedremo allora se queste opere, necessarie per la salvaguardia del bene comune, saranno realizzate (come dovuto per legge) prima dell’edificazione residenziale. Perché spettacoli ’veneziani’ come quello della foto scattata su via Salorno, lasciano perplessi sull’efficienza degli uffici preposti al controllo del territorio.

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Infernetto: Convenzione “Riserva Verde B – Parco di Plinio” – tutela del patrimonio arboreo esistente.

Infernetto, 26 Novembre 2008 – Nel quadrilatero, all’Infernetto, racchiuso tra Via Bedollo, Via Salorno e Via Rifiano, il comprensorio “Riserva Verde B” è oggetto di un progetto edilizio denominato “Parco di Plinio”, di cui sono in fase di attuazione le opere di urbanizzazione. Peccato che all’interno dell’area, siano presenti anche specie arboree protette, in ottimo stato vegetativo, minacciate dai lavori in corso: un leccio (quercus ilex) e 7 farnie (quercus robur). Le seguenti foto ne testimoniano l’esistenza:

Ciò che lascia sbalorditi è che in data 13 Marzo 2008 il Dipartimento VI U.O.5 del Comune di Roma ha protocollato con il numero 6025 l’allegato D (“Zonizzazione su base catastale”) del progetto urbanistico, a firma dell’Arch. Giuseppe Schettini, dove (in legenda) è riportato il simbolo “Alberature Esistenti” e che compare però solo una volta all’interno della planimetria stessa e solo in prossimità del leccio esistente. Degli altri alberi (le 7 farnie) neppure la citazione. Addirittura nella posizione della farnia presso l’incrocio Via Salorno – Via Bedollo (presso l’antico acquedotto romano interrato) è riportato in planimetria l’edificio S1 (la futura scuola pubblica), mentre nella posizione delle 6 farnie lungo Via Salorno è riportata in planimetria la sede stradale, con tanto di rotatoria. I Cittadini della zona sono stufi di vedere avanzare il cemento a danno del territorio, senza neppure salvaguardare il patrimonio arboreo esistente. Tempo fa furono selvaggiamente tagliati gli eucalyptus lungo Via Salorno e di recente sono state sradicate le mimose lungo Via Bedollo. Foto di appena 10 anni fa ancora mostrano la zona ricchissima di alberi, tra cui le pregiate querce. Purtroppo i cantieri su Via Salorno le hanno tutte distrutte, in alcuni casi simulandone il deperimento vegetativo mediante iniezioni di ammoniaca nel basso tronco (in altri casi sono stati fatti fori con il trapano sulla radici per dimostrarne la pericolosità in quanto pericolanti). Per tale motivo è stato presentato un esposto alle autorità competenti da parte di LabUr, chiedendo che si intervenga immediatamente a tutela del patrimonio arboreo in quanto le opere di urbanizzazione in corso minacciano direttamente le 6 farnie lungo Via Salorno. Nell’esposto si è chiesto anche di operare un censimento del patrimonio arboreo esistente all’interno dell’area di cantiere e di valutarne lo stato di stabilità e quello vegetativo. Ricordiamo infine che in latino la parola “forza” e la parola “quercia” si traducevano nello stesso modo con il termine “robur”, da cui deriva in italiano la parola “robusto”. Per questo motivo il nome latino della farnia (la specie più minacciata e più rappresentativa all’Infernetto), è appunto quercus robur. LabUr si batterà affinchè questi alberi non vengano tagliati.

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Infernetto: Via Cilea asfaltata con i fondi del 2005. E le altre opere ?

Infernetto, 21 Novembre 2008 – L’asfaltatura di Via Cilea, all’Infernetto, ha molti padrigni ma solo una madre: il CdQ Infernetto, con sede in Via Stradella. Ricordiamo infatti che in occasione dell’incontro avuto il 22 Ottobre 2007, alle ore 10.00, ad Ostia presso il Municipio XIII U.O.T. Lungomare Paolo Toscanelli, 137, il Responsabile di Procedimento Area LL.PP., Arch. Gianfranco Maiorini, presentò un  documento dal titolo “Manutenzione Straordinaria Strade e Marciapiedi dell’Infernetto”.

Alla presenza di Valter Fanti (Assessore per le Politiche delle Risorse Umane, Bilancio, Patrimonio e Casa), Andrea Schiavone (Presidente Comitato di Quartiere Infernetto), Adriana Bordoni (Presidente Onorario Comitato di Quartiere Infernetto) ed Ernesto Gilardi (direttivo del comitato di Quartiere Infernetto) vennero apportate alcune rettifiche alle voci di spesa. In particolare l’importo di 120.000 euro, proveniente addirittura da fondi del 2005 (Via Bolzoni e Via Parisotti, sempre all’Infernetto) venne convertito, su richiesta del CdQ Infernetto, nella ripavimentazione stradale e marciapiedi su Via Cilea e caditoie su lato a Nord (cioè, su lato del fosso).

Via Cilea Asfaltata

Oggi ci chiediamo, visto che Via Cilea è stata solamente asfaltata, dove siano finiti tutti gli altri soldi perché non vogliamo credere che l’importo per asfaltare poco più di 500 metri di strada larga di media circa 6 metri (3.000 mq) sia stato di 120.000 euro, cioè di 40 euro al mq. E’ vero che, per esempio, il marciapiede su via di Castelporziano è costato più di 200 euro al mq (comprensivo di tutto)  ma è anche vero che c’è un limite anche agli sprechi più vistosi. Tornando poi al tratto interessato di Via Cilea (da Via Pietro Romani al Viale di Castelporziano) resta da chiedersi, qualora anche l’importo dell’appalto sia inferiore ai 120 mila euro (perchè frutto di un ribasso percentuale), come mai con i soldi rimanenti non si siano fatti i marciapiedi o perlomeno i pozzetti a dispersione per la raccolta delle acque piovane. Credere che il manto stradale abbia la giusta pendenza verso il canale che fiancheggia a Nord la strada è una sciocchezza in quanto proprio sul lato del canale sono posizionati i parcheggi (che verrebbero allagati). C’è anche da dire che il canale laterale raccoglie tutte le acque dai terreni superiori adibiti alla produzione di ‘prato pronto’ di una nota ditta della zona e che quindi spesso e volentieri tracima anch’esso sul lato stradale (anche perché non viene mai pulito). In altre parole, asfaltare una strada senza dotarla di segnaletica, pozzetti di dispersione, marciapiedi o perlomeno camminamenti protetti, è soltanto consegnare un’opera incompiuta. Purtroppo all’Infernetto ci sono molte opere incompiute (come la rotatoria di Via Cilea, che tra 2 settimane compierà un anno dall’inizio lavori) e nessuna opera finita. Ci aspettavamo che la forte urbanizzazione del quartiere ed il conseguente pagamento degli oneri concessori riuscisse a portare almeno un miglioramento delle infrastrutture. Ma così non è stato e vedere, per esempio, che si continua a rappezzare, senza alcun metodo, criterio o pianificazione,  la rete viaria esistente, lascia perplessi sulle capacità di un’Amministrazione Municipale. E non solo di quella attuale.

O.L.P. – Osservatorio Lavori Pubblici
Commissione Vigilante

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Polo Natatorio di Ostia: il mistero delle terre scomparse.

XIII Municipio, 01 Novembre 2008 – Presso un noto ex-deposito di materiali per l’edilizia all’Infernetto (all’angolo tra Via Canale della Lingua e Via di Castelporziano), si stanno accumulando da più di 3 settimane cumuli di terra proveniente dagli scavi delle piscine del Polo Natatorio di Ostia sul Lungomare Caio Duilio. Dopo le denuncie ed esposti dei cittadini sul trasporto delle stesse terre prima all’interno della Riserva del Litorale Romano (in un’area adibita alla costruzione di un centro di compostaggio) e poi all’interno dell’area archeologica di Pianabella (dietro il Cimitero di Ostia Antica), adesso è la volta dell’Infernetto.

Molti Residenti hanno visto e fotografato camion chiaramente provenienti dal cantiere del Polo Natatorio scaricare terra nell’ex-smorzo. Al contrario, la fila di camion uscente dal cantiere sul Lungomare Duilio, non si dirige più né verso il centro di compostaggio, né verso Pianabella. Cosa è successo nel frattempo ? Perché si sono abbandonate quelle aree quando invece qualcuno si era sbracciato a dire che c’erano “tutte le autorizzazioni” ? Anche la Soprintendenza di Ostia aveva affermato che sui terreni di Pianabella era possibile scaricare le terre, ma solo in prossimità dei dossi e solo nelle aree destinate alla coltivazione del ‘prato pronto’ di una importante ditta specializzata del Litorale. In altre parole, tolti i rotoli di erba già pronti, si poteva colmare l’area con la sabbia proveniente dal Polo per le successive semine. Così non è stato per l’area della Cacciuta (il centro di compostaggio) e così non dovrebbe essere neppure per l’ex-smorzo dell’Infernetto. E’ vero che presso quest’ultimo si stanno compiendo degli scavi per la costruzione di un grande edificio commerciale e residenziale, ma è anche vero che tutta quella terra (che supera ormai il piano stradale per più di 2,5 metri, su tre fronti lunghi ciascuno almeno 100 metri, per una larghezza di 5) non può provenire solo da lì. I Residenti promettono di inoltrare un regolare esposto alle autorità competenti se non verranno date spiegazioni in merito, anche perché il via vai dei camion sull’ultimo tratto di Via di Castelporziano (tra Via Canale della Lingua  e Via del Lido di Castelporziano) sta provocando serie situazioni di pericolo per la viabilità locale. Un’ultima considerazione. Anche dentro il cantiere del Polo Natatorio, dove ormai svetta un’altissima gru, si stanno accumulando montagne di terra, il che impedisce un regolare svolgimento delle attività di cantiere. Ricordiamo che anche la collocazione provvisoria delle terre di scavo (comunque destinate a discarica autorizzata) deve avere regolare autorizzazione e sarebbe interessante conoscere la versione della Polizia Municipale di Ostia, visto che fino ad oggi nulla ha fatto sapere circa le indagini susseguenti la denuncia dei Cittadini che, per portare a conoscenza il fatto della Cacciuta, occuparono l’aula del XIII Municipio ad inizio Ottobre. Fino ad oggi l’unico atto della Polizia Municipale è stato quello di respingere l’accesso agli atti (previsto dalla Legge 241/90) di alcuni Cittadini, giustificandosi che “non esiste motivazione né coinvolgimento personale” sulla vicenda. Attendiamo che a questo punto una spiegazione venga anche data per l’ex-smorzo dell’Infernetto.

O.L.P. – Osservatorio Lavori Pubblici
Commissione Vigilante

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Infernetto: un Piano Particolareggiato ormai non attuabile.

XIII Municipio, 20 Ottobre 2008 – Apprendiamo con stupore l’interessamento del PD locale per il Piano Particolareggiato dell’Infernetto, quasi che si volesse far dimenticare che a Roma le giunte di Centro Sinistra poco o nulla hanno fatto per il quartiere. Da sempre la Cittadinanza ha chiesto, prima a Rutelli poi a Veltroni, di attuare quanto previsto e di adottare un nuovo Piano Particolareggiato per la parte rimasta inattuata per decorso di termine, così come previsto nell’art. 17 della legge n. 1150 del 1942. Mai, in questi 14 anni, si è tenuto conto delle trasformazioni urbanistiche avvenute sull’intero territorio, mentre si è consentito di costruire tutt’intorno in maniera inadeguata (basta ricordare che all’Infernetto verranno residence a 6 piani, 4 aree di edilizia popolare e così via, per un totale di almeno 20.000 persone in 4 anni). Riportiamo allora solo qualche cifra di quanto era previsto e non è stato invece fatto:

    €.17.332.518,50 per l’esproprio di Aree previste Pubbliche
    €.79.052.585,85 per la realizzazione delle Urbanizzazioni Primarie (Viabilità e loro Illuminazione, Parcheggi, Impianti Idrico, di Depurazione, di smaltimento delle Acque Bianche e demolizione e ricostruzione delle recinzioni)
    €.63.315.132,30 per la realizzazione delle Urbanizzazioni Secondarie (Istruzione, Centri Religiosi, Culturali, Mercati, Verde Attrezzato, Sportivo ed a Parco).

Questi importi, oggi, non bastano più, in quanto non risultano attualizzati. Infatti risale alla deliberazione del Consiglio Comunale n. 333 del 22 dicembre 1992 l’adozione del Piano Particolareggiato n. 51 del nucleo edilizio “Infernetto” (spontaneamente sorto), Piano definitivamente approvato con deliberazione del Consiglio Comunale n. 312 del 22 dicembre 1994, appunto, 14 anni fa. Inoltre, l’Infernetto risulta ancora oggi  interessato da vincoli assurdi, di varia natura (su cui nessuno è intervenuto), tra cui:

    vincolo archeologico e paesistico (ex L. n. 1497/39) che interessa l’area compresa tra il Viale di Castel Porziano, la Tenuta omonima presidenziale e la Pineta di Castel Fusano nonché una fascia profonda 200 ml. lungo la Via C. Colombo;
    vincolo di rispetto della viabilità principale lungo la Via C. Colombo di profondità variabile;

Ci chiediamo a questo punto che senso abbia parlare di partecipazione dei Cittadini, come sta facendo il PD, quando sono 14 anni che i Cittadini hanno già scritto e detto tutto quello che c’era da scrivere e da dire. E’ per esempio sotto gli occhi di tutti la gravità delle strade dell’Infernetto. Parlando solo di quelle definite nel Piano Particolareggiato, la cattiva informazione poi regna sovrana. Addirittura sotto la precedente giunta municipale del Presidente Paolo Orneli (PD) è stata fatta asfaltare, illuminare e istituire a doppio senso una piccola strada privata di campagna, fuori perimetrazione, che risponde al nome di Via Salorno (quasi 100 mila euro). Una strada ‘nuova’ che non ha rispettato nella sua progettazione il Codice della Strada e che oggi la Polizia Municipale è stata costretta a mettere a senso unico mentre il Municipio (rischiando il danno erariale) si dichiara disponibile a spendere altri soldi (pubblici) per metterla a norma. Perché la differenza con le altre strade interne dell’Infernetto, che sono strette, dissestate e buie (e su cui questo Municipio non si è mai dichiarato pronto ad intervenire), è che Via Salorno risponde alla logica di scambio del voto elettorale, mentre le altre esistono solo grazie alle iniziative private dei Cittadini, che non solo le hanno asfaltate a proprie spese, ma che tutt’oggi, in quanto frontisti, sono anche responsabili della loro manutenzione e sicurezza (cade un postino ? paga il frontista).

Ci auguriamo allora che la ‘finta’ partecipazione richiesta a gran voce dal PD, per discutere del Piano Particolareggiato non sia il meccanismo per coprire con ‘finti’ consensi certe scelte avviate negli anni passati o, peggio ancora, per scaricare sull’attuale Amministrazione Capitolina le precedenti responsabilità. Se il Piano Particolareggiato dovesse prendere forma, che sia solo a vantaggio dei Residenti.

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I sottopassi previsti sulla Via Cristoforo Colombo (2)

L’impossibilità di realizzare il sottopasso all’incrocio tra via di Malafede e la Cristoforo Colombo, che ha costi non sostenibili per l’attuale stato delle casse del Comune di Roma e che prevede enormi difficoltà di scavo per la presenza di importanti presenze archeologiche, nonché per la deviazione del Fosso del Fontanile e di un acquedotto, suggerisce di pensare con rapidità a soluzioni alternative. A parte alcune astruse proposte che circolano, purtroppo non fondate su solide basi realizzative, non esiste al momento alternativa al faraonico progetto pensato dal Comune di Roma. LabUr ha pertanto redatto una propria proposta, che verrà presentata pubblicamente assieme alle altre proposte per la sistemazione della Cristoforo Colombo con costi e tempi sostenibili. Qui se ne vogliono dare solo le linee guida, relativamente all’incrocio di Via di Malafede, presentando una bozza, volutamente ridotta per motivi di protezione della proprietà intellettuale. La proposta prevede lo sfruttamento dell’esistente sottopasso di Via del Risaro, premesso che Via del Risaro risulta strada in manutenzione all’interno del patrimonio comunale (Libro A – Beni del Demanio,  n° 5708,  mat. 09367:  area di circolazione denominata Via del Risaro e collocata tra Via Ostiense e Via Pontina, descritta nella posizione d’archivio n° 228/96, con superficie di 8490 m², elencata tra le strade in manutenzione).
L’ampliamento del sottopasso esistente di Via del Risaro, il sistema di tre rotatorie (due su Via del Risaro, lato Vitinia e lato Decima, l’altra all’incrocio tra Via di Malafede e Via Mastroianni) e delle tre rampe di accesso (una dalla Colombo in direzione Ostia verso Via del Risaro, le altre due dalla Colombo in direzione Roma verso Via del Risaro), completano l’opera assieme al raccordo da realizzare tra Via del Risaro e l’attuale Via Mastroianni.

Il costo stimato è poco più di 1.200.000 euro, ben più sostenibile dell’irrealizzabile progetto del Comune di Roma che prevede un costo dell’intervento pari a 11.659.000 euro finanziato tramite linea di credito. I tempi di realizzazione degli svincoli di Vitinia e di Decima, più le restanti opere, sono stimati in poco più di 8 mesi e non impattano drasticamente (come invece è il caso del progetto del Comune di Roma) sulla viabilità della Cristoforo Colombo. Per quanto riguarda l’incrocio tra Via di Malafede e la Cristoforo Colombo, non avrebbe più bisogno della semaforizzazione, ma solo di una rampa di accelerazione da via di Malafede per immettersi sulla Cristoforo Colombo in direzione Ostia. Resta la difficoltà di realizzare l’attraversamento pedonale attualmente esistente e a solo vantaggio degli ospiti del camping Fabolous, che utilizzano la fermata dello 070 sulla Cristoforo Colombo, a ridosso dell’ingresso della Tenuta Presidenziale. Riteniamo però che il problema degli attraversamenti pedonali, così come quello dei mezzi pubblici lungo la Colombo (e delle relative fermate) debba essere inquadrato in un’ottica più ampia. Per esempio, non è possibile che l’unico attraversamento pedonale sulla Colombo sia a favore di un camping, mancando invece del tutto per grandi quartieri come AXA, Infernetto e Casal Palocco. Così come è inammissibile che un camping abbia per sé una fermata dello 070 e che gli abitanti del quartiere Giardino di Roma non abbiano ancora visto realizzare la fermata della Roma Lido (che Caltagirone non ha mai costruito). Il sacrificio per il bene collettivo prevede l’abolizione del semaforo all’incrocio in questione per meglio fluidificare il traffico sulla Colombo. Analogamente, il privilegio che oggi ha la tenuta Presidenziale di una propria semaforizzazione non è accettabile in termini di mobilità locale. In altre parole, nella proposta di LabUr, l’accesso alla Tenuta provenendo da Roma potrà avvenire non più dall’ingresso di Malafede (comunque accessibile provenendo da Ostia) ma da quello di Malpasso, dalla Pontina Vecchia (comunque collegata a Via del Risaro).
In sintesi, la tabella seguente descrive la nuova mobilità secondo la proposta di LabUr:

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Polo Natatorio: chiarimenti sulla bonifica bellica.

XIII Municipio, 19 Settembre 2008 – In data 18 Settembre abbiamo ricevuto una telefonata da parte del Dirigente Tecnico B.C.M., Sig. Carlo Barbagallo, della Co.Ge.Bon. (ditta incaricata della bonifica bellica sull’area del Polo Natatorio) a cui è seguita la comunicazione autografa che appresso riportiamo per intero, con il consenso del Sig. Barbagallo stesso:

Caserta, 18 Settembre 2008

Alla c.a.: Dott. Ing. Schiavone

Oggetto: Bonifica da ordigni bellici sulle aree interessate dalla realizzazione del Polo Natatorio di Ostia.

In riferimento ai lavori di cui in oggetto e facendo seguito a quanto già comunicatovi telefonicamente confermiamo quanto segue:

    L’ attività di bonifica da ordigni bellici ha avuto inizio il giorno 15/09/2008;
    Dal giorno 09/09/2008 al 11/09/2008, avendo preciso incarico dalla committenza, la Co.ge.bon. s.r.l. ha effettuato la rimozione di materiali vari (resti di autovetture, detriti, materali ferrosi) presenti sull’ area di cantiere al fine di poter procedere da giorno 15 senza alcun intralcio.

Pertanto, come da Lei confermato telefonicamente, restiamo in attesa di smentita di quanto affermato in tutti i vs. articoli riguardo date, dati e fatti non veritieri.

Distinti saluti,

Il Dirigente Tecnico B.C.M.
Carlo Barbagallo

Prendiamo atto delle dichiarazioni del Sig. Barbagallo, ma facciamo alcune precisazioni. La Co.Ge.Bon. sta offrendo i propri servizi alle ditte aggiudicatrici della gara, in quanto queste non sono autorizzate a fare opere di bonifica bellica. Quindi sono tali ditte che devono apporre, per esempio, la segnaletica di pericolo intorno al cantiere, tutt’ora mancante. Ma devono anche garantire il pieno rispetto di tutte le prescrizioni tecniche contenute nell’autorizzazione nr.175 del X Reparto. Un esempio su tutti. Per poter dare inizio ai lavori, occorrono di solito 3-4 settimane di carteggi con gli uffici del X Reparto. Ebbene, nel nostro caso, i tempi sono stati molto più stretti se è vero che il giorno 15 si sono potuti iniziare i lavori (la richiesta dell’autorizzazione è dell’8 Settembre). Questo vuol dire che la Co.Ge.Bon. non solo è una ditta seria ma è anche, quando serve, molto efficiente ed efficace. Del resto lavora in Croazia, in Afghanistan ed in altre parti del Mondo. Purtroppo però la fretta (non i nostri esposti) con cui le ditte appaltatrici vogliono che si proceda in cantiere sta compromettendo in parte la sua immagine. Rispediamo dunque al mittente ogni forma di polemica e attendiamo invece che la Direzione Lavori della Stazione Appaltante (l’Ufficio di quel Commissario Delegato, Ing. Claudio Rinaldi, mai visto in Municipio a dare spiegazioni) sia solerte e puntuale a rispondere alle nostre domande. L’Ing. Rinaldi si è infatti molto prodigato a dire, in conferenza stampa, che sarebbe venuto in cantiere con tutte le carte per incontrare i Cittadini. Mai visto.

LabUr – Laboratorio di Urbanistica XIII
Il Presidente
dr.Ing. Andrea Schiavone

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Polo Natatorio: la bonifica bellica avvolta da misteri.

XIII Municipio, 17 Settembre 2008 – Domani, Giovedì 18 Settembre, il X Reparto Infrastrutture di Napoli ha convocato nei suoi Uffici, per chiarimenti, la ditta CO.GE.BON., incaricata dalle ditte appaltatrici per la realizzazione del Polo Natatorio di Ostia ad eseguire le indagini belliche. Sembra infatti che le attività abbiano avuto inizio prima dei tempi imposti per Legge. In altre parole, l’autorizzazione nr.175 rilasciata l’11 Settembre dal X Reparto prevedeva che la ditta comunicasse con congruo anticipo (3 giorni lavorativi) la data di inizio lavori. Invece già dal 9 Settembre il personale della CO.GE.BON. è stato visto lavorare in cantiere, eseguendo operazioni di bonifica superficiale senza aver prima predisposto le necessarie misure di sicurezza, tra cui la segnaletica indicante pericolo e un posto di pronto soccorso, come richiesto dalle prescrizioni della stessa autorizzazione.  Ma il fatto più grave è accaduto Sabato 13 Settembre quando una pattuglia della Polizia Municipale di Ostia ha accertato che dentro il cantiere del Polo Natatorio operai della ditta Marziali stavano realizzando delle perforazioni in profondità  per la posa di pali di castagno dentro l’area del cantiere. Altri due fori, profondi un metro e aventi circa 70-80 cm. di diametro, sono ben visibili subito dopo la recinzione su via delle Scialuppe, anche se meticolosamente camuffati dalla ditta. Ciò ha provocato la presentazione di nuovi esposti che, con i precedenti, verranno inviati alla Procura della Repubblica. Ricordiamo che nell’area soggetta alle indagini belliche è autorizzata ad operare solo la CO.GE.BON. fino a quando non saranno concluse le ricerche di ordigni bellici.

Intanto il 15 Settembre è stato asportato lo strato superficiale del terreno su circa un terzo dell’area mediante una benna, sempre appartenente, si dice, alla ditta Marziali. Le attività sono proseguite fino a ieri ed oggi sono invece iniziati gli scoprimenti degli oggetti metallici individuati nel sottosuolo durante i giorni scorsi (erano stati segnalati a terra con nastro bianco/rosso). Tra gli oggetti, è stato rinvenuto un piccolo carrello, probabilmente moderno, che testimonia la profondità degli scavi eseguiti, ben oltre un metro. La preoccupazione dei residenti è che nessun controllo regolare e giornaliero viene eseguito sul cantiere, pur essendo stati informati sia i Carabinieri di Ostia che la Polizia Municipale. Se un’attività non autorizzata dovesse compromettere l’incolumità della Cittadinanza, chi risponderà dei danni ? Non certo i Cittadini, che sembrano gli unici interessati a che le operazioni di indagine bellica vengano svolte secondo le prescrizioni tecniche dettate dall’autorizzazione nr.175 del X Reparto.

LabUr – Laboratorio di Urbanistica XIII
Il Presidente
dr.Ing. Andrea Schiavone

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Infernetto: il papocchio di Via Cilea

Infernetto, 13 Settembre 2008 – Ci sono incroci, crocicchi e papocchi. Quello tra via Cilea, via Romani e via Boezi (all’Infernetto) è della terza specie. Progettato in piena campagna elettorale a seguito di un’improvvida apertura di via Cilea da parte del Comune di Roma (senza metterlo in sicurezza), è rimasto abbandonato da mesi per il ritiro della ditta appaltatrice che ha poi visto invece riassegnati i lavori senza subire neppure un euro di penale. I costi restano un mistero: prima 60 mila poi 100 mila euro. Ma se la ditta è la stessa, quella che ha vinto la gara di appalto (gara comunque mai resa pubblica), da dove arrivano i nuovi soldi ? Un mistero anche i cartelli lavori e la segnaletica di cantiere, mai installati (neppure quella orizzontale, come richiesto per Legge). Con il riprendere dei lavori, la situazione di viabilità è poi addirittura peggiorata, come testimoniano le foto. In pratica, ad oggi, è impossibile da via Romani proseguire su via Cilea verso via di Castel Porziano, senza compiere una gincana. Lavori fatti malissimo senza una segnaletica adeguata che aiuti l’automobilista. Lasciare poi il cantiere tra Sabato 13 e Domenica 14 Settembre nella situazione documentata dalle foto è inaccettabile, soprattutto perché il vento che ha soffiato violentemente la notte del 12 Settembre, ha rimosso i birilli ad alta visibilità lasciati sul posto. Non riteniamo che sia questo il modo di procedere in un incrocio (oggi, papocchio) così pericoloso.

L’O.L.P. si riserva inoltre di controllare, con quanto realizzato, l’originale progetto datato 20 Novembre 2007, a firma dell’Arch. Gianfranco Maiorini dell’U.O.T. del XIII Municipio, perché le sezioni delle carreggiate sembrano non corrispondere. Ringraziamo infine l’Assessore Amerigo Olive per aver dato, per mezzo stampa, informazioni aggiuntive sui lavori e attendiamo però di conoscere più in dettaglio gli aspetti tecnici. Non possiamo invece che rimanere perplessi dal silenzio del Presidente della Commissione Lavori Pubblici, Pierfrancesco Marchesi, che, pur residente all’Infernetto, non ha dato finora alcun segnale di trasparenza amministrativa verso la Cittadinanza, forse perché troppo occupato in Aula Consiliare su altre questioni.

Osservatorio Lavori Pubblici – Commissione Vigilante

Struttura di LabUr XIII

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